Versante laziale

Il territorio del Parco nazionale si estende anche su parte del Lazio, in provincia di Frosinone. Sono 7 i comuni laziali che ne fanno parte, tutti entro la Valle di Comino.

ingresso-pnalm-val-di-comino

 

Alvito (nella VAL COMINO)

Questa piccola città della valle di Comino ha circa 2.700 abitanti e comprende 5 frazioni. Fa parte dell’Unione dei 5 comuni “Valle di Comino”. La sua origine è medievale, tempo in cui questo feudo toccò certi fasti, specie nel Quattrocento con il Ducato di Alvito, che si estendeva su quasi tutta l’attuale Val Comino. Nell’età contemporanea il territorio alvitano, pur arricchito nel patrimonio storico e artistico, ha assistito di fatto ad un lento e progressivo spopolamento dei molti abitanti, costretti ad andar a cercar fortune altrove.

La città di Alvito è un luogo bello da conoscere, a cominciare dal suo centro storico a valle e risalendo su fino al Castello, lungo la collina. Alcuni punti di interesse: Insigne collegiata di San Simeone Profeta (esistente almeno

dall’anno 1.100), chiesa di San Giovanni Evangelista, chiesa della Ss. Trinità al Peschio (probabilmente del XII secolo, coeva alla nascita del nucleo di Peschio, a mezza costa fra il castello e il borgo) e chiesa di S. Maria in Porta Coeli. Poi, si notano cappelle un tempo private, appartenenti a famiglie notabili, ed ex edifici di culto.

Molti sono i palazzi di evidenza: Sipari, Rosati, Graziani, Lepore, Santoro, Masetti, Ferrante, Castrucci, Gallio (o Ducale), Elvino, Panicali, Monaco e Villa Mazzenga. Inoltre, ci sono diverse porte.

Da visitare è il castello, un tempo fortezza della famiglia Cantelmo di origine francese (ma l’edificio militare nacque prima, alla fine dell’XI secolo, con i conti D’Aquino) e oggi di prorietà del comune, impegnato nella sua ricostruzione. Esso domina la piana dalla cima di un colle e sta nella frazione Castello, centro di fondazione della cittadina attuale che guarda gli insediamenti alvitani sottostanti. In estate ospita la manifestazione Castello Reggae.

Eccellenti alcuni vini di produzione locale e il torrone, eletto tra i prodotti agroalimentari tradizionali laziali. Buoni i prodotti agricoli, sebbene il settore sia ormai in declino. Attivo l’artigianato locale.

Una curiosità: in località Colle della Civita, presso l’imbocco della Val Di Rio, dove passava la via per Pescasseroli e l’Alto Sangro, esisteva la città medievale di Sant’Urbano, fondata dagli abati benedettini di Montecassino, di cui oggi restano pochissime tracce. Tra le persone importanti legate ad Alvito spicca Erminio Sipari, ingegnere, deputato,

artefice e primo presidente del Parco nazionale d’Abruzzo, che nacque qui per poi vivere a Pescasseroli.

 

Campoli Appennino (nella VAL COMINO)

Con circa 1750 abitanti, il paese in provincia di Frosinone sorge a 650 metri sul livello del mare, disposto in semicerchio su una grande conca detta il Tomolo, tra la valle del Liri e la val di Comino. Nel suo territorio scorre il fiume Lacerno. La Torre medievale, alta ben 25 metri, è un luogo simbolo del paese. Altri edifici di interesse sono la cinta muraria e il sito archeologico romano dell’Acquedotto di Nerone, in località Largo dell’Acqua. Due le chiese da vedere: quella di Sant’Andrea Apostolo, di impianto medievale e ristrutturata nel XVII secolo in stile barocco, e quella moderna di San Pancrazio Martire.

A tavola va gustato assolutamente il tartufo, eccellenza locale riconosciuta come prodotto agroalimentare tradizionale laziale. Questo alimento (che è il prelibato corpo fruttifero di funghi, che nascono e vivono sotto terra) tiene banco in

due feste annuali di richiamo: una a giugno per il tartufo Nero e una a novembre per quello Bianco.

I campolesi festeggiano il 12 maggio il protettore San Pancrazio, a inizio settembre la Madonna Addolorata e San Gaspare Del Bufalo, mentre il 30 novembre il patrono Sant’Andrea Apostolo.

campoli-appennino

 

Picinisco (nella VAL COMINO)

Sede dell’associazione culturale Calamus, che dal 1994 si impegna a favorire la rinascita e la riscoperta della zampogna nella Val Comino con incontri, concerti e studi. Dalla musica alla danza, dall’artigianato alle ricerche, le attività culturali e commerciali si sviluppano in Italia e all’estero.

 

San Biagio Saracinisco (nella VAL COMINO)

Questo paesino della valle laziale del Parco si trova al confine tra Lazio e Molise, su un versante delle Mainarde, a 836 metri sul livello del mare. La popolazione residente – i sanbiagesi – non arriva a 400 abitanti. In epoca fascista il comune passò dalla provincia di Caserta (già Terra di Lavoro) a quella di Frosinone, e quindi dalla Campania al Lazio. In anni recenti ha fatto parte della Comunità montana Valle di Comino. Nel territorio comunale, a cavallo con quello di

Vallerotonda, si trovano il lago Selva e la cima del Monte Carella, che raggiunge i 1.072 metri di altezza.

La più antica presenza umana in zona risale al Paleolitico, circa 70mila anni fa, con i primi abitanti che erano cacciatori di prede, da cui scaturì un villaggio di coltivatori. Reperti archeologici sono conservati presso l’Antiquarium di Atina. Il luogo ove sorge il paese fu popolato dai sanniti e in seguito, dopo aspre battaglie, fu conquistato dai romani. In località Omini morti si trova un sepolcreto forse risalente all’epoca degli scontri sannitico-romani. Dalla sua posizione strategica, San Biagio poteva controllare i passi montani delle strade comprese tra il Cominense ed il Sannio. Alla caduta di Roma seguirono dominazioni barbare. E poi i saraceni. Nei secoli medievali il paese passò di proprietà fra i diversi signori che dominavano la val Comino e in particolare Alvito, con guerre feudali per il suo possesso. Il paese, già caratterizzato da povertà e distanza da centri più grandi, restò limitato nell’estensione e nel numero di abitanti. E fenomeni come il brigantaggio, l’emigrazione e la Seconda guerra mondiale non ne sollevarono le sorti.

Il nome del paese spiega facilmente due suoi cardini storici: il culto verso san Biagio vescovo martire, patrono festeggiato il 3 febbraio, e la presenza saracena nel territorio. Il suo aspetto sarebbe pressoché immutato da secoli: poche case su una collina posta a chiusura di una valle. L’abitato è diviso in due dalla strada centrale che passa davanti alla chiesa di San Biagio. Il primo nucleo è oggi compreso tra Muro Gianicolo, piazza Olmo e via Chiesa. La località

Pratola, zona lungo la provinciale per Isernia, si avvicina al laghetto artificiale di Cardito, dove si praticano pesca e windsurf. Giorno di mercato è la domenica. Il paese ospita una esposizione permanente di ritrovamenti archeologici risalenti VI-III secolo a.C. Il paesaggio è dominato da monti e boschi, in cui spuntano calanchi franosi e rocce, ma anche ampi spazi un tempo utilizzati come pascoli.

 

San Donato Val di Comino (nella VAL COMINO)

Poco più di 2.000 abitanti risiedono in questo piacevole comune in provincia di Frosinone, che fa parte del gruppo dei borghi più belli d’Italia (Bandiera arancione 2004 – Touring club italiano) e dell’Unione dei comuni “Valle di Comino”. Sul suo territorio c’è il valico appenninico di Forca d’Acero, che a 1.538 metri slm segna il confine montano Lazio-Abruzzo e collega due versanti del Parco.

Il patrono del paese, come per altri comuni italiani è San Donato da Arezzo, taumaturgo, vescovo e martire durante le persecuzioni cristiane nel IV secolo. L’insediamento umano di Cominium, avamposto sannita dalle mura poligonali distrutto nel 293 a.C. dagli eserciti di Roma, spiegherebbe le prime origini del paese, su cui probabilmente si innestò il successivo culto di San Donato, a cui fu edificato un santuario. Documentato sin dall’anno 778, in epoca di dominazione longobarda del territorio cominese, questo santuario del Castrum Sancti Donati era un’abbazia benedettina dipendente da quella di Montecassino e legata nel feudalesimo a territori toscani e umbri dove si venerava San Donato. Modifiche nel tempo hanno trasformato fino ai giorni nostri questa chiesa, che resta uno dei luoghi da vedere in paese.

Il percorso storico-turistico può partire dalla torre medievale, posizionata come fosse una bussola, alta 12 metri e di base quadrata ma oggi inaccessibile all’interno. La torre è eretta su roccia nel più alto punto del borgo, da cui una vista panoramica e il controllo visivo (e anticamente difensivo) sul valico di Forca d’Acero. Curiosità: il paese in passato fu chiamato anche San Donato Castello.

A scendere nel percorso, sono interessanti il Duomo, barocco e custode delle spoglie mortali di Santa Costanza, Palazzo Quadrari, la Porta dell’Orologio costruita nell’anno 1200, la Porta a Levante, o Arco di San Donato, l’Arco delle origini e via Maggiore, con la pietra detta di Bernardino da Feltre, o dello scandalo. Vicoli, scalette e piccoli porticati sono l’essenza architettonica medievale del centro storico, un abitato molto compatto. A San Donato albergano anche altre

chiese minori, un convento francescano e un Museo della civiltà contadina.

Per chi ama il trekking, il CAI di San Donato ha realizzato un sentiero che conduce alla Roccia dei tedeschi su Monte Pizzutto, postazione militare tedesca imposta ai sandonatesi dai nazisti in ritirata durante la Seconda guerra mondiale, ospitante un albero di ciliegio a memoria dei soldati. Inoltre, nel territorio restano le tracce di una miniera di ferro, attiva fino all’Unità d’Italia. Oltre le escursioni a piedi, c’è un centro sportivo con piscina e campi da gioco e sono praticati percorsi in bicicletta, voli in deltaplano e lo sci di fondo presso Forca d’Acero-Macchiarvana.

La posizione geografica tiene il paese parzialmente riparato dai venti freddi del nord, lo fa vivere di turismo e in misura minore di artigianato. Limitata ma concrela la produzione agricola e tipica con olio (“Oliva marina”), alcuni vini

(“Atina Doc”), carni e salumi, formaggi (“Marzolina”) e qualche verdura. Si consumano buoni dolci tradizionali.

Le feste più sentite dai sandonatesi sono in agosto. Il giorno 7, come da secolare tradizione, si festeggia il patrono sia con manifestazioni religiose, sia con musica, spettacoli, fuochi pirotecnici e luci. L’ultima domenica è la festa della compatrona Santa Costanza con la Novena, una solenne processione, fuochi d’artificio, un mercatino dedicato ai cocci ed alle cipolle e con un particolare menù sempre a base di cipolle.

 

Settefrati (nella VAL COMINO)

E’ nell’Unione dei comuni “Valle di Comino”.

Vallerotonda (nella VAL COMINO)

 

val-di-comino