Versante abruzzese

Il nucleo originario del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, la costa Camosciara, e i cinque comuni dell’Alta Val di Sangro (da Pescasseroli a Barrea) sono il cuore naturale dell’area protetta, che fino al 2001 si chiamò semplicemente Parco nazionale d’Abruzzo.

Il versante abruzzese è la parte sud occidentale della regione che sale sull’Appennino. Della zona fanno parte 12 comuni, tutti in provincia dell’Aquila, che toccano l’Alta Marsica, la Vallelonga, la Valle del Giovenco e il bacino del fiume Sangro nella parte superiore e iniziale. Oltre al centro amministrativo dell’area Parco, Pescasseroli, ci sono numerosi paesi caratteristici.

 

Villavallelonga (nella MARSICA FUCENSE)

Comune della Vallelonga con circa 900 abitanti e a 1.000 metri di altitudine. In un territorio abitato sin da tempi antichissimi e lavorato soprattutto per attività agricole, l’attuale Villavallelonga ha preso consistenza attorno all’anno 1.000. Parte dei suoi rilievi costituirono nel 1873 la Riserva reale di caccia che costituirà il primo nucleo del progetto che porterà alla nascita del Parco.

Bellissime sono aree naturali come i Prati d’Angro e l’Aceretta. Selvaggi i suoi boschi, come la faggeta di Val Cervara, una delle più antiche d’Europa e candidata a patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco, e come Coppo del Principe e Cacciagrande, foreste vetuste di riconosciuto e assoluto pregio, popolate da splenditi animali protetti.

La Villa concede edifici di culto degni di visita: chiesa di San Leucio, di San Nicola, della Madonna della Lanna e della Madonna delle Grazie. Ospita una biblioteca comunale, il museo e centro visita dell’Orso e la sede della fondazione Loreto Grande, botanico del paese, con iniziative culturali. A gennaio si festeggia Sant’Antonio abate il giorno 16, con il rito della Panarda il giorno seguente. Ad agosto c’è la festa della polenta. A inizio settembre è la volta del patrono San Leucio, culto nato anticamente grazie ai pastori. Nella zona si coltivano e vendono un’eccellente zafferano, grani antichi e altri prodotti tipici. E’ attiva la sezione del Club Alpino Italiano di “Villavallelonga-Coppo dell’orso” sezione che raggruppa i territori di Luco dei Marsi, Trasacco, Collelongo, Villavallelonga, Pescasseroli, Opi, Gioia dei Marsi e Lecce nei Marsi.

 

Gioia dei Marsi (nella MARSICA FUCENSE)

Il comune è la porta del Parco nazionale dalla Marsica fucense. Nacque in epoca preromana, si sviluppò nel Medioevo con piccoli villaggi sparsi (Campomizzo, Templo e Montagnano) poi raggruppatisi, finché scese a valle (Manaforno). La moderna Gioia dei Marsi, esito di questi spostamenti e del terribile terremoto del 1915, è un moderno centro agricolo che oggi comprende anche alcune frazioni in posizione elevata: il Passo del Diavolo, il suggestivo borgo di Gioia Vecchio, il paesino abbandonato di Sperone sul Monte Serrone e Casali d’Aschi.

Luoghi da visitare sono Gioia Vecchio, con seducente vista panoramica, il Passo del Diavolo, la Torre dello Sperone, con un altro bel balcone panoramico sulla Marsica, il fontanile monumentale e barocco detto “Fonte Vecchia”, la Fonte di Vico e il laghetto d’Aschi. Non abbastanza indagate e comunque sfuggenti agli occhi dell’osservatore comune, le aree di interesse archeologico.

Le chiese di Gioia sono la parrocchiale e centrale Santa Maria dell’Assunta, la moderna San Nicola a Borgo Sperone e la chiesetta degli alpini su un’altura. Inoltre, le chiese della Madonna del Buon Consiglio e di San Antonio, a Casali d’Aschi, la chiesa di San Vincenzo a Gioia Vecchio.

Per la gastronomia e la tavola, sono da assaggiare la sagna alla gioiese e in genere gli ortaggi locali. Tra le attività sportive e all’aria aperta, diverse e sfiziose sono le possibili escursioni naturalistiche sul territorio, dall’altopiano della Cicerana al Monte Turchio, dal Monte Marcolano a Valle Caprara. Praticato il parapendio.

In primavera si segnalano alcuni appuntamenti di carattere religioso, segno della grande devozione degli abitanti. A Casali d’Aschi in agosto si celebrano le feste del Ss. Salvatore, patrono, e della Madonna delle Grazie. La prima domenica di settembre si celebra il culto per San Vincenzo Martire, patrono di Gioia dei Marsi, il cui corpo è conservato nella chiesa parrocchiale.

 

Lecce nei Marsi (nella MARSICA FUCENSE)

Questo paese marsicano dalle antiche radici agropastorali, si trova come gli altri confinanti in provincia dell’Aquila. Conta circa 1.700 abitanti e comprende le frazione di Vallemora e della più elevata Lecce Vecchio (Litium, poi Liciae, ai bordi di quello che un tempo fu il Lago del Fucino). Lecce è nei (e non dei) Marsi. Restano aperte e interessanti le ipotesi di studio sul suo nome, che potrebbe legarsi agli alberi di leccio, oppure al remoto arrivo in zona di famiglie asiatiche provenienti dalla Licia.

Tutt’intorno si respira l’atmosfera della civiltà dei Marsi, di cui solo i più attenti colgono i segni. L’abitato attuale è la somma di precedenti insediamenti circostanti, piccoli e spopolati, del progressivo abbandono dell’economia pastorale e delle conseguenze del terremoto del 1915.

Tra i suoi luoghi di culto spiccano: la chiesa di Santa Maria Assunta, quella di San Biagio a Vallemora, la chiesetta di Sant’Antonio (o Madonna della Grazia) in località Macchia e la chiesa di Sant’Elia. Restano in piedi la torre campanaria dell’antica chiesa di San Martino in Agne e i ruderi del castello medievale a Lecce Vecchio, dove resiste al tempo anche il più antico sito archeologico di Litium.

L’estate è l’ideale per questa località. Il territorio si presta ai campi scout, al campeggio, ai rifugi e a escursioni a piedi, che si praticano verso la Cicerana, il Coppo dei Lepre, La Guardia, Le Prata e in altre aree. Per gli amanti della speleologia e i turisti attivi e dediti alla “vacanza verde”, ci sono fontanili, sorgenti e grotte. L’inverno si praticano escursioni di sci di fondo.

A Lecce nei Marsi si festeggiano: Sant’Antonio Abate il 17 gennaio; il patrono San Biagio il 3 febbraio e l’ultima domenica di settembre; San Martino l’11 novembre; Santa Lucia con relativa fiera il 13 dicembre.

 

Ortona dei Marsi (nella VALLE DEL GIOVENCO)

Comune della Valle del fiume Giovenco (che nasce dal Monte Gentile), nel lato nord del Parco nazionale. Vive a 1.000 metri e con 500 abitanti circa, su alcune frazioni. Antichissimi insediamenti umani si stabilirono attorno all’allora lago del Fucino – di cui il Giovenco era unico affluente – e alle terre fertili favorite dal clima temperato. Anche se si ritiene abitata dalla preistoria, numerosi resti archeologici ritrovati nel centro di Ortona e salvati, testimoniano le attività umane a partire dal IX secolo a.C. in poi e quindi raccontano ciò che resta della civiltà dei Marsi. In epoca romana, nel territorio di Ortona (presso l’attuale frazione di Rivoli) era collocata la fortezza militare di Milonia, citata dallo storico Tito Livio.

Il nucleo storico del paese può essere definito come un borgo militare fortificato di origine medioevale. La cinta muraria più vecchia, in pietra calcarea, malta di calce e rena, risale al XII secolo, innestata probabilmente su resti di precedenti fortificazioni romane (oppidum). Il paese appare con strutture edilizie senza fondamenta, ma costruite direttamente sulla base di roccia. Nel 1908 ad Ortona fu inaugurata una centrale di energia elettrica alimentata dalle acque del fiume Giovenco, poi caduta in disuso, che fu una delle prime in Italia. La popolazione, numerosa in passato e massima nei secoli XIX e XX, è via via emigrata negli ultimi decenni.

Fra i luoghi d’interesse, la Collegiata di San Giovanni Battista, che risale al Trecento, con il vicino palazzetto signorile di San Pasquale, la chiesa di Sant’Onofrio, che si festeggia in luglio e sta nel quartiere più antico del borgo, e la chiesa di Sant’Antonio Abate, festeggiato il 17 gennaio con la sagra della salsiccia. Altre chiese si trovano nelle frazioni di Aschi Alto, Carrito, Cesoli. Sopravvivono i resti della torre feudale circolare e i ruderi del castello, come anche vecchie tracce di siti archeologici e altre strutture rurali.

L’8 maggio, come da tradizione secolare, gli ortonesi festeggiano San Generoso Martire, le cui reliquie furono trasportate qui dalle catacombe romane di San Sebastiano. Altre feste sentite dalla popolazione locale si svolgono a settembre, per chiudere l’estate. Attiva per le manifestazioni è la Pro Loco. Ortona ospita un centro verde, uno dei punti di visita dell’ente Parco dedicati a flora e fauna del posto. Presso Carrito c’è una stazione ferroviaria sulla linea che congiunge il Tirreno all’Adriatico (Roma-Avezzano-Sulmona-Pescara). Per chi ama le due ruote, c’è un percorso ciclo pedonale lungo il fiume Giovenco. Da assaggiare la mela e il miele, prodotti locali di pregio.

Webcam di Ortona dei Marsi

 

Bisegna (nella VALLE DEL GIOVENCO)

Piccolo comune con circa 200 abitanti, che comprende la frazione di San Sebastiano, posizionato tra la alta Valle del Giovenco e quella del Sagittario. Come per altri paesi dei dintorni, a Bisegna sono affascinanti gli aspetti storici e archeologici, dalle antiche origini a quel che ci resta. Aspetti che andrebbero rintracciati e valorizzati maggiormente. Ritrovamenti di reperti preistorici testimoniano la presenza umana antichissima lungo il fondovalle e sui rilievi vicino il fiume Giovenco. Agli inizi dell’età del ferro (XI-VIII secolo a.C.), gli abitanti si portarono sulle alture della vallata organizzandosi sulla difensiva in centri fortificati (ocres, in lingua marsa) con cinta murarie realizzate con pietre a secco, porte di accesso, cisterne e fossati. Questi insediamenti furono poi abbandonati per tornare a valle con nuove abitazioni e villaggi. Il paese attuale si è formato a partire dai secoli XI-XII. Quel che vediamo oggi è solo una parte di ciò che fu.

Tra i luoghi interessanti, le chiese di Santa Maria Assunta, quella minuta e semplice di San Giovanni Battista (impreziosita da un quadro del pittore locale Luigi Eramo) con piccola grotta (contenente statua del santo raffigurato con sembianza infantile) ed eremo. A Bisegna una torre medievale del XII secolo, a pianta triangolare e impostata su uno spuntone roccioso, è posizionata in collegamento ottico con il centro di San Sebastiano più a valle. Si nota anche un palazzetto gentilizio del Settecento, di stile barocco lombardo e già sede del municipio, su un lato di piazza Torre. E poi, altre chiesette, i portali, i colori dei materiali in pietra, nonché i dolorosi segni dei terremoti. Bello il panorama sulla valle del Giovenco.

Le feste tradizionali e principali si svolgono soprattutto in agosto, tra cui il patrono San Rocco. Il territorio ospita due strutture museali del Parco nazionale, dedicate a due splendidi animali: il museo del capriolo e quello dell’orso nella frazione di San Sebastiano dei Marsi. Su un sito si pratica l’arrampicata sportiva su roccia, con un regolamento disciplinato direttamente dal comune. Cura molte attività naturalistiche l’associazione Montagna Grande onlus.

guarda la webcam di Bisegna

 

Opi (nell’ALTO SANGRO)

Minuto e grazioso, è uno dei borghi più belli d’Italia e uno dei luoghi dove nacque il Parco. Circa 400 abitanti, tra la parte alta e la frazione delle Casette a valle. Attorno a sé, Monte Marsicano, Monte Amaro e Monte Petroso, con il fiume Sangro che attraversa una pianura solcata per secoli dalla transumanza del tratturo Pescasseroli-Candela.

Come testimoniano i ritrovamenti archeologici e le antiche necropoli, Opi fu abitata sin dalla preistoria da insediamenti umani legati all’allevamento, all’agricoltura e alla pastorizia transumante, attività che divenne prevalente dal periodo medievale in poi. Nel XIX secolo Opi apparteneva al Comune di Pescasseroli e ne fu staccato da metà Ottocento, poco prima dell’unità d’Italia. Negli ultimi decenni si è sviluppata come località turistica.

Il territorio di Opi contiene sorgenti carsiche e luoghi da non perdere per chi viene in visita qui. Accoglie escursioni e la pratica dello sci di fondo nello splendido bosco di Macchiarvana, con strada di accesso verso il valico di Forca d’Acero. Incantevole è certamente la cornice naturale di Val Fondillo, ricca di bellezze da scoprire. Ci si può muovere a piedi, in bici e a cavallo.

Il paesino si gira rapidamente con una passeggiata e il circuito turistico è facile. Da visitare sono senza dubbio i belvedere (La Foce e in Piazza dei Caduti), la chiesa madre di Santa Maria Assunta (XII secolo) e la cappella barocca di San Giovanni Battista (XVII secolo). Inoltre, il centro visita e l’area faunistica del camoscio, il piccolo museo dello sci nel municipio opiano e il museo della Foresta e dell’Uomo nella ex segheria di Val Fondillo. Si può alloggiare in b&b, camping e appartamenti.

Il calendario turistico offre pochi ma concreti momenti attrattivi. Imperdibile, da anni, la sagra degli gnocchi in agosto. Caratteristici sono alcuni appuntamenti tradizionali, a Natale, con il falò davanti la chiesa parrocchiale, e nei giorni 24-25 giugno, con la festa dei patroni San Giovanni Battista e San Vincenzo Ferreri. Seguite sono anche la festa di Sant’Antonio del 17 gennaio, le manifestazioni in primavera, con gli antichi mestieri, e in autunno, intorno ad Ognissanti.

opi-autunno

 

Villetta Barrea (nell’ALTO SANGRO)

Ha circa 700 abitanti a 1.000 metri di altitudine sul lago di Barrea, nella sponda opposta a quella di Civitella Alfedena. Il bacino artificiale fu creato con uno sbarramento al corso del fiume Sangro ed è diventato una delle attrazioni naturali dell’area Parco, benché il livello dell’acqua sia discontinuo ha generato uno speciale microclima lacustre e nuovi spazi ecologici.

Villetta risalirebbe all’epoca preromana. Ha avuto sviluppi con alterne vicende nel periodo medievale legate al monastero dedicato a Sant’Angelo – detto di Barreggio – e ai monaci Benedettini che abitarono la zona lasciando segni del loro operato. In seguito fu feudo baronale e crebbe con la pratica della transumanza lungo il tratturo Pescasseroli-Candela. Poi subì l’emigrazione e negli anni recenti, nuovi ritorni grazie al Parco e al turismo.

Sono da vedere le chiese del Purgatorio, di San Rocco (o del Purgatorio) e la parrocchiale di Santa Maria Assunta, che conserva un bel portale, dipinti e un altare barocco elaborato su progetto di Gian Lorenzo Bernini. Presso il cimitero si scorgono resti dell’antico monastero benedettino e la chiesa di San Michele, con Ciborio e affreschi da ammirare. Sulla strada principale che attraversa l’abitato si notano alcuni palazzi, in prevalenza Ottocenteschi, nonché quello municipale del 1700. Su via Sannita c’è la umile dimora ove nacque nel Seicento il poeta “bifolco” Benedetto Virgilio. A Villetta Barrea nacque anche Achille Graziani, archeologo, garibaldino e di ideali risorgimentali, che scoprì importanti reperti in zona e al quale fu intitolata una grotta (ex Grotta dei Banditi).

La località offre varie strutture ricettive e di ristorazione, le principali attività commerciali e opportunità per la vacanza attiva (escursioni, equitazione e canoa). Oltre al lago, meritano la visione anche la Grotta Graziani e Passo Godi con l’area del rifugio Selva Bella, in direzione Scanno. Tra le cose da fare: il Centro visita dell’ente Parco, il museo della torre medievale, nella parte alta del paese, e il museo dell’Acqua, presso l’antico mulino. Sono in movimento la locale pro loco, con iniziative e informazioni per i turisti, la sede dell’Archeoclub d’Italia, con proposte culturali in sede e sul territorio, l’associazione Pietramara e quella sportiva. I santi patroni dei villettesi sono San Vincenzo Martire e Santa Barbara Vergine Martire, festeggiati in estate e inseriti in un ampio calendario eventi, tra sport, tradizioni e svaghi.

 

Civitella Alfedena (nell’ALTO SANGRO)

Questo piccolo e caratteristico borgo di circa 300 abitanti domina a 1.121 metri s.l.m. la porzione di Val di Sangro posta fra il lago di Barrea e la Camosciara, notissima riserva naturale integrale, uno dei luoghi simbolo del Parco. Civitella è circondata da lussureggianti foreste e dai monti Marsicano, Godi, Greco e Meta, in una posizione strategica dal punto di vista paesaggistico che dona bellezza da ammirare nel ciclo delle stagioni.

Esisteva già in epoca romana, legata probabilmente al centro sannitico di Alfedena. L’originario insediamento italico andò distrutto in epoca di evasioni barbariche, ma riprese nel medioevo grazie all’attività dei monaci Benedettini. Anche Civitella Alfedena è inserita nella storia e nel contesto della transumanza col tratturo Pescasseroli-Candela. Il comune, che da anni punta sulla costante armonia uomo-natura, dal 2013 è più volte Bandiera arancione del Touring club italiano, che significa marchio di qualità turistica certificata.

Il borgo è raccolto e si scopre con una semplice passeggiata, fino alla fonte medievale posta nel punto più alto. A scendere, si apprezzano la torre cilindrica del 1400, la saettèra del 1500, la chiesa di San Nicola del 1600, l’arco scuro, San Rocco, la taverna. Il percorso include – o potrebbe partire – da un’altura dal fondo erboso, il piazzale di Santa Lucia con l’omonima chiesa a croce greca.

Civitella nell’alta stagione turistica propone eventi, spettacoli e feste di qualità, richiamando pubblico anche dal circondario. Da non perdere l’apprezzatissimo Folk festival estivo. Altri momenti magici sono l’autunno con il foliage degli alberi e le festività di fine anno con il grande presepe di cartapesta e la fiaccolata serale. Il paesino esibisce il museo del Lupo appenninico con relativa area faunistica, una sala mostre e un punto informativo ecoturistico. Si può curiosare e acquistare tra piccole botteghe artigiane e negozietti di prodotti locali.

Intorno a sé, la località offre percorsi sportivi e di svago da effettuarsi a piedi, a cavallo, in mountain bike, per scialpinismo, con le ciaspole da neve, con le racchette da nordic walking e in canoa sul vicino lago di Barrea. Oltre a ciò, c’è il relax favorito dal silenzio della natura o l’avventura verso avvistamenti di fauna.

Qui flora, fauna e paesaggio parlano da soli. Gli amanti della natura, dell’Appennino e del Parco non possono perdersi almeno qualche incursione nel territorio: Camosciara, Val Fondillo, Val di Rose e rifugio di Forca Resuni, Valle Jannanghera e sul versante ovest di Monte Amaro la riserva naturale di Colle Licco e Feudo Intramonti.

 

Barrea (nell’ALTO SANGRO)

Circa 900 abitanti su uno sperone a 1.066 metri in evidente posizione strategica sulla valle e sul lago omonimo. Una zona abitata da tempi remoti, come dimostrano le tombe rinvenute in zona che risalgono all’età del ferro. Ospitò dal secolo VII l’abbazia benedettina di Sant’Angelo in Barreggio, distrutta nel 937 e riedificata dai monaci nel 1017 e successivamente, nel XIII secolo, il castello dei Di Sangro. Il convento benedettino (detto Studio) appare oggi come un compromesso fra monastero e fortilizio. La chiesa parrocchiale di San Tommaso è del XVI secolo e ha interni barocchi.

Il paese vanta un bellissimo centro storico, in posizione elevata e strategica, da cui godere un panorama mozzafiato sulla Vallis Regia (da cui il nome). Vi si possono visitare il castello monumentale, la sala dei pipistrelli e l’Antiquarium della civiltà safina. Nella sua parte moderna contiene la diga di un grande impianto idroelettrico legato al lago artificiale di Barrea ottenuta dalle acque del fiume Sangro.

Da Barrea sono possibili numerosi itinerari naturalistici, per esempio verso Lago Vivo, Colle Ciglio, Fonte Sambuco e Scontrone. Le attività di vacanza, sportive, culturali e di svago, si possono effettuare specialmente con la bella stagione. Per questi scopi è impegnata la locale pro loco, oltre ai singoli operatori turistici.

 

Alfedena (nell’ALTO SANGRO)

E’ il paese dei selciatori, ovvero dei posatori del selciato stradale, ma anche quello più sannita perché fondato con il nome di Aufidena, su un’area che ospitava una necropoli protostorica, fu capitale di una tribù dei Sanniti. Circa 900 sono gli abitanti, idem per i metri di altitudine. Collocata tra l’Altro Sangro e l’altopiano delle Cinquemiglia, ai piedi dei massicci della Meta e di Monte Greco, rappresenta la punta più a sud ovest dell’Abruzzo, che confina con Lazio e Molise ed è non lontana dalla Campania.

L’Alfedena odierna è un centro di fondovalle sul Rio Torto, nelle adiacenze  della confluenza di questo torrente nel fiume Sangro. Bella la villa comunale in centro paese, il cui corso è la Strada Regionale 83 che lo attraversa in lunghezza.

Alcuni selciaroli alfedenesi si trasferirono in altri comuni del centro Italia per lavorare e ricostruire, in particolare a Veroli (FR) dopo un forte terremoto nel Trecento, instaurando legami di fratellanza. Durante la Seconda Guerra Mondiale la chiesa dei Santi Pietro e Paolo fu bombardata dagli alleati (e poi ricostruita), mentre opere di epoca romana furono distrutte dai nazisti.

Da vedere le rovine del castello, testimonianza di epoca medievale e, dal punto di vista naturalistico, il lago della Montagna Spaccata. Possiede strutture ricettive e di ristorazione. Ospita l’interessante museo civico archeologico “Antonio De Nino”, che raccoglie reperti ante Cristo e di epoca sannita.

Webcam Alfedena

 

Scanno (nella VALLE DEL SAGITTARIO)

E’ costituito da circa 1.800 abitanti, sparsi sui circa 1.000 metri di altitudine attorno all’omonimo lago dalle acque verde-azzurro a forma di cuore (condiviso con il vicino comune di Villalago), attraversato dal fiume Tasso. Questo borgo, tra i più belli d’Italia e tra i più fotografati della zona, è una stazione turistica per l’estate e l’inverno, con gli impianti sci di Passo Godi e Monte Rotondo.

Abitato sin da epoca preromana, conserva un bellissimo centro storico e numerose chiese e palazzi d’epoca. Le stradette a gradini, le pietre delle case e, in genere, le architetture antiche del centro sono pittoresche. Interessanti gli archi e le cemmause (scale esterne per accedere all’ingresso delle abitazioni). Imperdibile è piazza Santa Maria della Valle con l’omonima chiesa medievale. Ma per girare il centro paese e i suoi monumenti si può partire da piazza Nuova con un itinerario circolare, a “ciambella”.

Scanno vanta prodotti caseari di eccellenza, salumi e dolci molto apprezzati ed è noto per le botteghe artigiane e per il costume tradizionale delle sue donne. Da vedere il valico di Passo Godi – quasi intermedio da Scanno e da Villetta Barrea – con attività sportive e di allevamento e uno stazzo dove si recava Giovanni Paolo II, ricordato da una stele. Meritevole una puntata anche alle Gole del Sagittario, riserva naturale.

La località turistica ha un’alta capacità ricettiva per tutte le esigenze e non manca di iniziative culturali. Tra gli appuntamenti di richiamo, il Premio Scanno, attivo da più di 40 anni e il premio internazionale “Scanno dei fotografi”. Il patrono degli scannesi è Sant’Eustachio, festeggiato il 20 settembre. Molto caratteristica è la festa di San Martino, l’11 novembre, con la tradizionale accensione a fuoco delle “Glorie” nelle varie contrade intorno al borgo.

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